Sisma 2012: terremoto ed economia, il 'caso Meccanica'
02/07/12 –
Il settore manifatturiero che 'tira' di più nel Paese (nel 2011 pur essendo il 2,3% dell'economia complessiva ha dato un apporto del 28,7% dell'intera crescita, ed esporta metà del prodotto per un totale di export superiore a 68 miliardi di euro) è quello della produzione di macchinari e apparecchiature.
Bene, questo settore nelle province colpite dal sisma (Modena in testa, ma anche Reggio, Bologna, Mantova, Rovigo e Ferrara) ha un peso specifico molto superiore a quello italiano.
Di fatto questo dato spaventa, perchè gli effetti del terremoto rischiano di propagarsi ben al di là del nostro territorio.
Se infatti prendiamo in considerazione il territorio delle sei province di Modena, Bologna, Ferrara, Mantova, Modena, Reggio Emilia e Rovigo che comprendono i 110 comuni colpiti dall'emergenza terremoto - 104 comuni danneggiati del decreto dell'1 giugno 2012 e i 6 comuni capoluogo - si contano 3.079 imprese del settore della fabbricazione di macchinari con 52.175 addetti e con una quota degli addetti del settore sul totale degli addetti delle imprese non agricole del 6,3%, la più alta d'Italia.
La seconda regione, notevole a distanza, per incidenza del settore sull'economia del territorio è il Friuli-Venezia Giulia con una incidenza del 4,5%, seguito dalle Altre cinque province dell'Emilia Romagna con il 4,1%, dal Piemonte con il 4,0%, dal Veneto escluso Rovigo con il 3,9 e dalla Lombardia esclusa Mantova con il 3,3%.
La tipologia di macchinari più rilevante, in termini di occupazione delle relative imprese di produzione, nei territori interessati dal terremoto è quella delle macchine e apparecchi di sollevamento e movimentazione che pesa per il 12,2% dell'occupazione, seguito da macchine per l'agricoltura e la silvicoltura per il 12%, macchine per l'industria alimentare per il 7,5%, cuscinetti, ingranaggi e organi di trasmissione, (esclusi quelli idraulici) per il 7,4%, macchine da miniera, cava e cantiere per il 5,5%, altre macchine utensili per il 5,4%, apparecchiature fluidodinamiche per il 4,6%, altre macchine per impieghi speciali per il 3,9%, macchine utensili per la formatura dei metalli per il 3,4%, macchine per l'industria delle materie plastiche e della gomma per il 2,7%, altre pompe e compressori per il 2,3%, forni, bruciatori e sistemi di riscaldamento per il 2,2% e motori e turbine (esclusi i motori per aeromobili, veicoli e motocicli) per il 2,1%.
L'importanza del settore nell'economia dei territori colpiti dal terremoto è sottolineata anche dal maggiore dinamismo delle esportazioni della produzione di macchinari e apparecchiature che, nelle 6 province coinvolte dal terremoto, crescono del 20,1%, un tasso di oltre sei punti più alto della media, dove le vendite all'estero salgono del 13,9%.
“Questi dati evidenziano che le preoccupazioni per l'occupazione e per il Pil provinciale, in realtà, hanno un rischio di moltiplicatore ben più ampio – sottolinea Daniele Zanasi, presidente meccanica Lapam Confartigianato -.
E' dunque indispensabile sostenere subito l'economia delle zone colpite, non abbassare i riflettori e far arrivare gli aiuti per permettere agli imprenditori e di conseguenza a tutti i lavoratori di poter ripartire al più presto.
Se, infatti, questo territorio non ripartirà gli effetti sulle nostre esportazioni, sulla crescita e in ultima analisi sui conti pubblici saranno davvero gravi”. Zanasi, poi, commenta più in generale la ricerca: “Questi dati confermano che la qualità paga, che le piccole consegne dinamiche, la flessibilità sono determinanti per rimanere sul mercato da protagonisti.
Tra l'altro questa indagine conferma la ricerca effettuata dalla categoria della metalmeccanica nel 2011, in cui era emerso che la qualità era fondamentale per la piccola e media impresa.
Le caratteristiche delle nostre imprese per essere competitive sono le piccole dimensioni, l'alta qualità del lavoro, la flessibilità oraria e la disponibilità nel comprendere le esigenze del mercato che richiede una produzione sul veduto, ovvero le commesse non si fanno più sulle quantità in previsione ma su quelle effettivamente vendute, questo porta a una estenuante riduzione dei tempi di produzione da parte dei terzisti, ma al tempo stesso garanzia di continuità del mercato del lavoro.
Bassi numeri ad altissima qualità a pronta consegna, sono adatti alla tipologia imprenditoriale italiana soprattutto emiliana come si deduce dall'indagine Lapam Confartigianato, che in parte è attualmente sepolta sotto le macerie”.
(Autore: Paolo Seghedoni)

